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Recensione di Andrea Leonelli

Con la mia valigia gialla di Stefania Bergo.

bergoIl libro di Stefania Bergo ci porta sia negli splendidi angoli di paradiso presenti in Africa sia nei profondi recessi, di quei piccoli inferni quotidiani, vissuti dalle popolazioni locali.
È un libro che parla più al cuore che al cervello e prende soprattutto per la descrizione minuziosa dell’animo delle persone e dei personaggi, incastonandoli in luoghi arricchiti dal fascino delle descrizioni dipinte e viste con le sensazioni di colei che narra la storia. Ma la storia non è solo della protagonista. È la storia di un mondo al contempo tragico e colorato, festoso e a volte inerme di fronte alla vita.

Non parla la penna dell’autrice, parla il suo cuore e ciò che vede, pur non perdendo di lucidità, ha il sapore del quotidianamente nuovo e della sorpresa, bella o brutta, nascosta su ogni cosa posi gli occhi. Ha un po’ l’innocenza dell’infanzia goduta con la consapevolezza dell’età adulta.
È un diario emozionale, di una esperienza fatta lontano da casa, lontano dai ritmi noti e frenetici del mondo occidentale, dalle routine opprimenti e dalle atmosfere troppo familiari per stupire ancora.
È la descrizione di un mondo a noi estraneo, di un sistema di vita diverso ma condotto da persone estremamente normali, che sono immerse in situazioni sconosciute, spesso, alla maggior parte di chi vive al di qua del Mediterraneo.
Il libro è ben scritto e alcune descrizioni sono decisamente poetiche. Leggendolo, a tratti ci si può commuovere, ci si ritrova a ridere, ma soprattutto si pensa e si riflette parecchio.
A me questo libro è piaciuto molto e penso che un pezzetto possa essermi rimasto appiccicato addosso, come la famosa polvere rossa, così tipica del suolo africano, di cui parla in più punti l’autrice. È una lettura piacevole e che non lascia indifferenti.

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