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Recensione di Cinzia Morea

Il fiordaliso Spinoso di Marina AtzoriFiordaliso_cover_EEE

Simpatica ed eccentrica come il suo nome: Petronilla, la protagonista de Il Fiordaliso Spinoso cade presto preda del Maestro della Confusione, come l’autrice magistralmente definisce l’amore, benché sia incline a sfuggirla la confusione, ed anche l’amore. Ha organizzato la sua esistenza in modo quieto e ordinato, rifugiandosi in un angolo pittoresco di mondo in cui ci accoglie fin dalle prime righe, un animato borgo ligure, dove gestisce un negozio di casalinghi. Se la sua vita è tranquilla fin quasi a essere monotona non lo è invece il suo vissuto interiore, irrequieto e scabro, come il suo diminutivo: Petra. A quarant’anni qualcosa le manca, lo dice lei stessa deplorando di non essere né mamma né nonna e affermando di amare, finora, solo i suoi barattoli. Spera di poter cambiare nel breve spazio di una vacanza, e come meta sceglie la Sardegna, sua terra d’origine, più precisamente l’isola dell’Asinara, dove sarà veramente lontana da tutto, immersa nella natura senza computer, cellulari né tutto quanto ci serve ormai per sentirci collegati alla realtà. Avviene così che il lettore si immerga con lei in una parentesi che per metà è sogno. Il desiderio romantico che ci portiamo dietro dall’infanzia, che le onde facciano rotolare ai nostri piedi una bottiglia contenente un messaggio da terre lontane si incarna nel romanzo in una tartaruga, creatura leggendaria che si diletta a recapitare biglietti, ogni abitante dell’isola lo sa, gelosamente custoditi in barattoli da cucina, messaggi provenienti da cuori distanti che, ai tempi del web, faticano a parlarsi. Petronilla si getterà all’inseguimento di questa creatura che viaggia tra le due dimensioni del sogno e della realtà, combattuta tra l’attrazione per due diversi uomini, un biologo marino che teme di immergersi nell’acqua, come lei teme di abbandonarsi all’amore, e un misterioso avvocato, tagliente e distaccato. Il lettore la segue, trascinato dallo stile autoironico e poetico del suo racconto, tra incantevoli scenari, a far la conoscenza con personaggi usciti dal cuore dell’isola, vale a dire dal cuore del sogno. Il risveglio alla realtà è piuttosto brusco. La delusione porta Petronilla a rinunciare di nuovo ai sentimenti e a fuggire di nuovo nel suo rifugio. La tartaruga però la raggiungerà, aiutandola a comprendere di essere abbastanza forte per vivere l’amore anche al di fuori dei sogni. Insegnandoci che anche, o soprattutto, ai tempi del web, l’amore si alimenta di sogni e un pizzico di follia, di cui e ghiotto il cuore degli uomini.

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