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Andiamo controcorrente: le presentazioni servono

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Andiamo controcorrente: le presentazioni servono.

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di Irma Panova Maino

In questi giorni leggiamo editoriali che sottolineano, in modo alquanto indelicato, quanto siano “fessi” gli autori che si sottopongono al rito presentazione/vendita di libri. I toni dall’ironico sfiorano il canzonatorio, diventando brutalmente offensivi quando dileggiano l’autore e la sua necessità di volersi far conoscere. Ora, che un quotidiano come Il Giornale arrivi a questa scarsità di vedute non ci sorprende affatto e non tanto per il quotidiano in sé, quanto perché l’autorevole voce editoriale parla probabilmente per partito preso. Tuttavia, per esperienza nostra personale, possiamo tranquillamente dire il contrario: le presentazioni servono eccome.

Facciamo dei distinguo e cerchiamo di capire che cosa ci si aspetta che avvenga in uno di questi eventi.

La presentazione autoreferenziale:
Trattasi di un evento in cui l’autore, forse per inesperienza o per troppa autostima, tende a parlare sempre e solo di se stesso, sbandierando le proprie capacità e facendo credere al pubblico che il suo libro sia realmente il best seller dell’anno.

La presentazione formale:
In codesta situazione un relatore presenta il libro e l’autore e quest’ultimo si limita a fare la bella statuina, parlando solo quando viene interrogato. In tale situazione risaltano la capacità del relatore e decisamente meno quelle dell’autore.

La presentazione gadget:
Nel corso della presentazione gadget vengono distribuiti al pubblico tutti quegli oggetti che possono riportare sopra stampata la cover del libro. Diventa evidente che in tale situazione il pubblico si distrarrà più facilmente, restando meno attento a quanto verrà detto.

La presentazione indiretta:
Durante tale evento si affronteranno diverse tematiche, persino “la fame nel mondo”. Qualsiasi argomento tornerà utile per far credere al pubblico che non si tratta di una presentazione di un libro. Difatti la parola “libro” non verrà mai pronunciata e l’autore farà finta di non essere presente.

La presentazione scolastica:
Trattasi di un evento nel quale vi verrà spiegato per filo e per segno il contenuto del libro e, al termine della lezione, verrete interrogati per vedere se siete stati attenti. Punizione: l’acquisto forzato di una copia del manoscritto.

Ebbene, dopo aver enunciato quelle che sono le presentazioni ovviamente da NON fare, possiamo tranquillamente fare delle considerazioni affinché si possano realizzare degli eventi ben riusciti. Pare impossibile? Invece no. Non solo è possibile riunire un pubblico che possa interessarsi al libro che cercate di presentare, ma è anche possibile tornare a casa con delle copie in meno, perché VENDUTE. Partendo dal presupposto che siamo stati testimoni di fatti realmente accaduti, in cui gli autori sono tornati a casa a mani vuote e, anzi, hanno dovuto spedire in un secondo tempo le copie del proprio operato, perché quelle portate alla presentazione erano finite, cerchiamo di capire per quale ragione si perde del tempo per organizzare un evento del genere. Soprattutto per vendere? O solo per farsi conoscere?

  • Non organizzate presentazioni solo per vendere il libro, non siete degli imbonitori, siete scrittori.
  • Cercate di capire, esattamente, quali sono gli argomenti trattati nel libro, fatevi un elenco e preparatevi a coinvolgere il pubblico su queste tematiche.
  • Coinvolgere il pubblico significa capire cosa può interessare e cosa no. Osservate le reazioni e fissate sempre le persone, come se parlaste personalmente ad ognuno di loro.
  • Non elogiate inutilmente la vostra opera, saranno i lettori a deciderete se il vostro libro vale o meno.
  • Ricordate sempre che il pubblico è il vostro futuro e potenziale cliente, quindi ha sempre ragione. Non vi ponete al di sopra degli altri e non atteggiatevi a Nobel della letteratura.
  • Ultima considerazione: se potete, organizzate eventi con più autori contemporaneamente, avrete una maggiore vetrina da regalare al pubblico, una diversità di argomenti con cui intrattenerlo e la possibilità di condividere le spese.

Detto questo, non finiremo mai di ripetere che è il nome dell’autore che vende (non il titolo del libro), di conseguenza la sua reputazione e la sua capacità di interagire con gli altri. Prima di essere delle “star” bisogna diventarlo e ciò che si vede nei film o nei telefilm è una realtà che non ci appartiene. Questo vuol dire che l’idea dello scrittore che, arrivando in libreria, si mette a firmare copie del proprio libro, con una coda di persone desiderose di avere l’autografo con dedica non è una realtà fattibile in Italia. Scordatevela! Ciò che potete fare è organizzare delle presentazioni in cui far conoscere voi stessi e la vostra passione, a prescindere da quante copie avrete portato con voi. E se saprete comunicare con gli altri avrete discrete possibilità di vendere la vostra opera.

 

 

 

 

 

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