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Amazon interessato a Thema? Facciamo chiarezza sugli standard con Informazioni Editoriali

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Amazon interessato a Thema? Facciamo chiarezza sugli standard con Informazioni Editoriali

di Anna Lionetti

È giunta da poco la notizia che Amazon Books starebbe uniformando il proprio schema di classificazione dei libri allo schema internazionale Thema, sistema di classificazione standard governato da EDItEUR (l’organizzazione che gestisce e promuove gli standard per le informazioni bibliografiche di libri e e-book utilizzati nel commercio elettronico).

Che cosa significa (quanto meno per le localizzazioni europee di Amazon, che sono quelle coinvolte nel processo)? Significa che, per quanto riguarda la comunicazione delle informazioni di catalogazione e classificazione, Amazon molto probabilmente parlerà la lingua degli editori e non viceversa. Ciò è tanto più significativo se si considera la proverbiale resistenza di Amazon e di altri monopolisti del mercato all’adozione di standard aperti per lo scambio di informazioni lungo la filiera editoriale, in favore di soluzioni proprietarie.

Se sarà confermata, questa operazione non potrà che favorire un più vasto utilizzo degli standard da parte di tutto il mercato editoriale, un circolo virtuoso di informazioni che i soggetti coinvolti nello scambio di dati sui libri potranno usare senza necessità di «traduzioni» da un linguaggio bibliografico a un altro, comunicando allo stesso modo con tutti i partner commerciali a livello globale. Detto altrimenti, la possibilità di raggiungere in modo più rapido ed efficiente un mercato più esteso.

Il lavoro di armonizzazione che Thema porta con sé, e che si riferisce nello specifico agli schemi di classificazione, si inserisce nel quadro più ampio degli standard di metadati per il settore editoriale, tema al quale tanto Aie quanto Informazioni Editoriali hanno sempre prestato la massima attenzione, partecipando attivamente ai gruppi di lavoro di EDItEUR che si occupano dello sviluppo degli standard. Tra questi, oltre a Thema, ONIX for Books: capostipite degli standard aperti e internazionali per la comunicazione online delle informazioni commerciali sui libri e utilizzato in tutto il mondo da editori, distributori e librerie, con notevoli benefici in termini di immediatezza, completezza, accuratezza delle informazioni. Il che si traduce, con tutta evidenza, in un incremento delle probabilità di vendita.

Sulla più generale importanza di avvalersi degli schemi di metadati per incidere significativamente sulle prospettive di vendita, un’indagine Nielsen condotta in prima battuta nel 2012, poi ripresa e approfondita nel 2016, ha rilevato lo stretto legame fra l’utilizzo dei metadati bibliografici di descrizione e classificazione dei libri e l’aumento delle vendite nel mercato anglosassone.

E in Italia? Abbiamo chiesto a Simonetta Pillon e Francesca Cacciapaglia – rispettivamente, amministratore delegato di IE e responsabile dei contenuti delle banche dati di IE nonché referente del gruppo nazionale italiano per lo Steering Committee di Thema – di tracciare un panorama sull’uso degli standard nel mercato italiano, per arrivare poi alla recente notizia su Amazon e Thema e a ciò che potrebbe conseguirne.

Qual è il livello di adozione degli standard di identificazione da parte degli editori italiani? Quali sono gli standard più diffusi?

Dipende dagli standard. Se parliamo di ISBN (International Standard Book Number), ossia del codice di identificazione univoco del «prodotto libro», la diffusione è amplissima, quasi tutti gli editori lo utilizzano. Nel 2016, di oltre 50 mila novità inserite in Alice – il Catalogo dei libri in commercio in Italia pubblicato da Informazioni Editoriali – erano senza ISBN solo una decina di titoli.

Diverso il discorso se parliamo di standard di catalogazione o di standard per la trasmissione dei dati bibliografici. In questi ambiti, i soggetti storicamente più attivi sono state le biblioteche, che fin dagli anni ‘70 hanno iniziato a pensare e a elaborare degli standard: quelli del MARC (MAchine Readable Cataloguing) per l’elaborazione automatica dell’informazione bibliografica sono nati addirittura negli anni ’60, evolvendosi poi in UNIMARC (molto utilizzato in Europa) e – nel 1999 – in MARC 21 (molto utilizzato negli Stati Uniti e in Canada). La CDD (Classificazione Decimale Dewey) è uno schema di classificazione bibliografica per argomenti nato tra l’Ottocento e il Novecento che a partire dagli anni ’80 ha trovato ampia applicazione nel mondo, l’ISBD (International Standard Bibliographic Description) per la descrizione bibliografica in formato human readable è stato formalizzato tra il 2007 e il 2011, tanto per citare i più noti.

Per quanto riguarda gli editori, la sensibilità verso gli standard si è sviluppata in tempi più recenti. Il primo, grande, stimolo è arrivato da Internet e dall’apertura delle librerie online. Avere il proprio libro inserito nello scaffale virtuale corretto, con informazioni bibliografiche precise e aggiornate e l’immagine della copertina, è diventata una necessità commerciale che ha «costretto» gli editori a occuparsi di metadati per promuovere i propri prodotti e vendere di più. Il secondo stimolo è arrivato dagli e-book, o meglio dalle piattaforme distributive degli e-book, che hanno «imposto» l’utilizzo di formati standard per la trasmissione dei dati e per la catalogazione.

Quali standard? Essenzialmente quelli nativamente orientati verso le problematiche concrete della filiera editoriale: ONIX for Books, sviluppato da EDItEUR, per la trasmissione dei metadati bibliografici, e BIC, BISAC, CCE e Thema per la catalogazione «commerciale». Allo stato attuale, ONIX for Books è adottato principalmente dagli aggregatori di dati (Informazioni Editoriali, l’Agenzia ISBN, le piattaforme di e-book, il portale dell’editoria religiosa italiana) e dagli store online più che dai singoli editori, ma l’interesse sta crescendo anche tra questi soggetti: ne sono un esempio Effatà, Città Nuova, Il Mulino, solo per citarne alcuni.

Per quanto riguarda la catalogazione, alcuni editori hanno iniziato a utilizzare BISAC per gli e-book su richiesta delle piattaforme, interessate all’uniformità con il mercato americano. La CCE (Classificazione Commerciale Editoriale), basata sull’inglese BIC, che Informazioni Editoriali ha contribuito a far conoscere, è utilizzata principalmente dalle librerie. Entrambe sono ormai state superate da Thema, che merita un approfondimento a parte.

Qual è l’utilità pratica degli standard dal punto di vista dei diversi soggetti della filiera?

Il vantaggio è molto alto se lo standard è davvero diffuso, perché consente di dialogare con diversi interlocutori senza dover trovare ogni volta un linguaggio comune per la trasmissione delle informazioni. Inoltre, garantisce una migliore comprensione delle informazioni trasmesse proprio perché definite in modo rigoroso e oggettivo, senza ambiguità.
Allo stato attuale, in Italia, i vantaggi effettivi in termini di efficienza legati all’adozione di un flusso standardizzato di dati varia ancora molto da soggetto a soggetto, a seconda degli interlocutori abituali con i quali ci si interfaccia e della struttura informativa che deve gestire tali flussi.

E dal punto di vista di IE? Come si rapporta agli standard?

Informazioni Editoriali è da sempre molto attenta agli standard che riguardano il mondo editoriale perché sono il fulcro attorno a cui ruotano le attività dell’azienda. Sia il Catalogo dei libri in commercio che il servizio di teleordinazione Arianna+ non sarebbero efficienti se non si basassero su standard di descrizione e di trasmissione dei dati. IE fa parte degli International Steering Committee di ONIX e di Thema e partecipa attivamente alla loro definizione e diffusione in Italia, proponendoli ai propri partner come standard per ricevere i dati e per veicolare i propri contenuti.

L’adozione di uno standard, però, comporta dei costi iniziali non indifferenti in termini di analisi e di implementazione tecnica, e un’attenzione costante alla sua evoluzione. Questo, abbinato a una sensibilità ancora poco diffusa sull’argomento, ha reso necessario che IE si dimostrasse flessibile nell’accettare di ricevere le informazioni e – in molti casi – anche di fornirle in modalità non standard. In tutti i casi in cui è stato possibile farlo senza compromettere il successo del servizio (per esempio con Arianna+ e con gli e-book) si è decisamente puntato su un utilizzo più rigoroso e diffuso degli standard.

Torniamo a Thema. Quando nasce? Come funziona? Che impatto avrà sull’ecosistema editoriale?

Le origini di Thema – che deriva il suo nome dalla parola latina thema (argomento) – risalgono al 2011, quando il rappresentante del gruppo ONIX spagnolo, interessato ad adottare e promuovere nel suo Paese un sistema di classificazione internazionale, dopo aver analizzato con interesse l’esperienza italiana della CCE, chiese alla britannica BIC (Book Industry Communication) se non fosse disposta a rendere più internazionale lo schema di classificazione da loro sviluppato e molto diffuso nel Regno Unito.

Così, insieme ad altre agenzie europee specializzate – come Informazioni Editoriali – nel trattamento centralizzato dei dati bibliografici nei propri contesti nazionali, è nata l’idea di ampliare i confini del BIC Subject Categories in modo strutturale, e non con adattamenti nazionali come la CCE che correvano il rischio, con il passare del tempo, di evolvere in modo difforme dallo schema BIC originale. La partecipazione alla definizione dello standard è successivamente cresciuta fino a includere gruppi rappresentativi di diversi Paesi del mondo, dall’Egitto al Giappone, compresi anche i gruppi nazionali canadese e statunitense, quest’ultimi rappresentati da BISG.

Il sistema Thema Subject Categories è governato da EDItEUR tramite un comitato direttivo internazionale che è composto dai rappresentanti di tutti i Paesi aderenti e che si è occupato della prima stesura dello standard, dei successivi aggiornamenti e adattamenti, così come della definizione delle linee guida e delle modalità di utilizzo.

Basato strettamente sullo schema BIC – di cui ripropone struttura, organizzazione dei codici e criteri di utilizzo – Thema è uno schema multilingue di categorie di soggetti o appunto argomenti, strutturato gerarchicamente e ideato per soddisfare le esigenze di librai, di editori, di distributori e dei diversi soggetti della filiera editoriale, in tutti i settori del mercato globale del libro.

Thema persegue un preciso obiettivo di rappresentatività a livello globale dei contenuti. Nell’ambito della medesima struttura di categorie, valida quindi per tutti gli utilizzatori, ogni Paese aderente può, infatti, contare su categorie descrittive espresse nella propria lingua di riferimento, senza per questo compromettere l’univocità delle categorie stesse.

L’adozione di uno schema come Thema, valido internazionalmente, consente di evitare di stabilire modalità spesso complesse di interazione tra schemi o sistemi diversi. L’esistenza stessa di questo schema, indipendentemente dalla sua adozione, rappresenta un beneficio per gli utenti, che necessitano solo di una mappatura per far corrispondere i loro schemi di classificazione a un unico standard – Thema – invece che da, e verso, i numerosi altri schemi usati dai diversi partner commerciali.

Esistono già schemi di conversione da BIC e da BISAC (i due sistemi di catalogazione più diffusi nel mondo anglosassone) verso Thema che rendono i cataloghi britannico, statunitense, canadese, australiano e neozelandese potenzialmente ricercabili per argomento in modo trasversale e trasparente. La Germania ha già adottato e riclassificato tutto il catalogo utilizzando Thema e molti altri Paesi (Italia compresa) stanno pianificando il passaggio a Thema nel corso dei prossimi anni.

L’impatto sull’ecosistema editoriale è quello di rendere teoricamente possibile la ricerca per argomento su cataloghi di titoli di tutto il mondo, senza vincoli di lingua. Il che vuol dire poter proporre servizi online di informazione, di vendita, di documentazione, di ricerca su un numero di cataloghi (e quindi di titoli) vastissimo. Per un editore significa avere uno strumento in più per poter far conoscere la propria produzione anche all’estero ed essere ricercabile o inseribile in circuiti commerciali anche non italiani con facilità.

Qual è il significato da attribuire all’interesse di Amazon per Thema? Avrà un impatto sulla diffusione di questo standard?

Non abbiamo ancora avuto modo di approfondire direttamente con Amazon Italia questo argomento, ma ne abbiamo diffusamente sentito parlare dai nostri omologhi alla fiera di Francoforte, a ottobre, e a quella di Londra a marzo. Noi riteniamo che l’interesse di Amazon sia da ricercarsi nella globalità di questo nuovo standard catalografico, che potrebbe portare a grandi risparmi ed efficienza nella gestione dell’enorme patrimonio di descrizione bibliografica che Amazon gestisce.

Utilizzando Thema, Amazon potrebbe infatti avere a disposizione un unico sistema di classificazione per tutti i libri in vendita, con la possibilità di offrire, per esempio, ricerche interlinguistiche decisamente accurate e di analizzare le abitudini di spesa in libri dei propri clienti utilizzando un unico sistema per quanto riguarda i contenuti dei titoli acquistati (con evidente beneficio in termini di costi e di efficienza nel produrre algoritmi validi globalmente per la proposta di titoli simili/nuovi titoli, per esempio).

Se dovesse decidere di adottare lo standard, l’impatto sarebbe sicuramente enorme perché in tutti i Paesi in cui Amazon è presente rappresenta una quota molto ampia delle vendite online dei libri. In altre parole, si tratta di un partner commerciale le cui preferenze non possono non essere prese in considerazione. Se davvero sarà così, si tratterà di un passo molto significativo con ricadute importanti (e positive) su tutto il settore editoriale.

Sorgente: Amazon interessato a Thema? Facciamo chiarezza sugli standard con Informazioni Editoriali

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