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Acronimi Editoriali e altre stranezze

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Acronimi, sigle e simboli arcani

acronimi editoriali

di Irma Panova Maino

Spesso in internet si utilizzano sigle strane, anche nelle conversazioni più comuni e non sempre queste sigle possono essere comprese da tutti quelli che leggono questo “qualcosa”, sia esso un post, un commento o un articolo. Ovviamente, per questioni logiche, in questo articolo cercheremo di darvi una veloce infarinatura di quegli acronimi che vengono utilizzati più spesso nel campo letterario, in modo che non dobbiate più sentirvi in imbarazzo se qualcuno vi parla di CE, EAP, POD, ID oppure ITIN… lo so che state già inarcando le sopracciglia, riconoscendone alcune ma trovando le altre totalmente oscure. Non vi preoccupate, a tutto c’è rimedio. Quindi, se da domani qualcuno vi verrà a dire: “La mia CE, non EAP, mi ha fatto un POD… ” saprete esattamente di cosa si tratta… forse.

MDS = Mondo dello Scrittore

BLU = Blog Letterari Uniti

CE = Casa Editrice

EAP = Editoria A Pagamento

POD = Print On Demand

EIN = Employer Identification Number (Trad. numero identificativo del lavoratore)

ITIN = Individual Taxpayer Identification Number (Trad. numero identificativo del contribuente)

ISBN = International Standard Book Number (Numero identificativo della singola edizione di un libro a livello internazionale)

ID = Identificazione o identificativo. (spesso utilizzato al posto di Nome Utente)

QR Code = Quick Response Code (Viene impiegato per memorizzare informazioni generalmente destinate a essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone. In un solo crittogramma sono contenuti 7.089 caratteri numerici o 4.296 alfanumerici.)

Lettori Beta = Gruppo di lettori a cui viene sottoposto un testo “in prova” prima della pubblicazione per testarne l’impatto.

Account = è un insieme di dati e informazioni attribuiti a un singolo nome utente. Una sorta di carta d’identità che identifica una persona o una società.

Blog = Particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma cronologica

Browser = Programma che permette la visualizzazione delle pagine internet

Provider = Fornitore di servizi

Post = Articolo su un blog o un magazine online. In senso più ampio viene inteso anche per gli status e interventi su Facebook.

Link = Collegamento (stinga di testo o immagine che “porta altrove” su Internet)

FB = abbreviativo di Facebook

Fan Page = pagina di Facebook utilizzata come “vetrina” per mantenere aggiornati i “fan”, ovvero gli estimatori di un dato prodotto o personaggio. A differenza del profilo di FB, che può essere privato e “invisibile” alle persone estranee, la Fan Page è pubblica e il contenuto può essere visto da chiunque.

Rating = Valutazione, di solito utilizzando solo una scala numerica, senza aggiunta di testo (es. mettere le stelline di gradimento, o i pollici su/giù a un articolo o a un commento).

Rank = Posizione (usato soprattutto per indicare la posizione all’interno dei motori di ricerca).

Review = Recensione

LOL = ridere sonoramente. Dall’inglese “Laughing out loud”

ROTFL = rotolarsi dal ridere. Dall’inglese “Rolling on the floor laughing”

OMG = Oh mio Dio. Sempre dall’inglese “Oh my God”

Detto questo, non vogliamo entrare nel merito delle abbreviazioni più comuni che vengono utilizzate nei commenti e nelle chat, altrimenti questo articolo diventerebbe lunghissimo. Tuttavia, vorremmo farvi riflettere solo su questo: continuando a utilizzare ASP per aspetta, CMQ per comunque o PVT per indicare “privato”, non rischiamo di perdere completamente l’uso della parola? Per non parlare di sintassi, grammatica e punteggiatura?

Ebbene, a mio parere, i nostri giovani rischiano proprio questo. Le loro capacità di utilizzare la tecnologia vengono distorte dall’utilizzo improprio del linguaggio, non riuscendo più a distinguere il gergo dall’idioma classico. Per loro scrivere “ke” (al posto di che) diventa prassi normale, al punto che se ne servono a scuola, durante le prove scritte in italiano, arrivando a sfiorare la tragedia quando si ritrovano a scriverlo anche all’università, perché abituati a farlo. Dunque, se tutti noi facessimo uno sforzo, capendo che la parlata gergale è una cosa ma la lingua italiana un’altra, forse riusciremmo anche a comprendere la bellezza di un linguaggio fantasioso, ricco di possibilità. Tuttavia, dato che viviamo nel secondo millennio, conoscere e comprendere il mondo che ci circonda, gergo internettiano compreso, aiuterà sicuramente a restare aggiornati e presenti nell’attualità. Manteniamo viva e libera la nostra mente.

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